Passa al contenuto principale

Autore: emanuele

Misurare bene la pressione

Pochi minuti di attenzione per ottenere valori affidabili

Misurare la pressione arteriosa a casa aiuta a conoscere il proprio andamento pressorio e offre al medico informazioni utili per la valutazione e il controllo della terapia. Perché i risultati siano attendibili, però, è importante utilizzare uno strumento adatto e seguire alcune semplici regole.

Un valore isolato non basta per diagnosticare l’ipertensione: conta l’insieme delle misurazioni, interpretato nel contesto della persona.

Che cosa indicano i due numeri?

La pressione viene espressa con due valori, misurati in millimetri di mercurio, indicati con la sigla mmHg:

  • Pressione sistolica, o “massima”: la pressione nelle arterie quando il cuore si contrae.
  • Pressione diastolica, o “minima”: la pressione quando il cuore si rilassa tra un battito e l’altro.

Nella lettura “130/80”, per esempio, 130 è la massima e 80 la minima.

Scegli lo strumento giusto

Per l’automisurazione è preferibile un misuratore automatico da braccio, clinicamente validato, con un bracciale adeguato alla circonferenza del braccio. Un bracciale troppo piccolo o troppo grande può alterare il risultato.

Portare periodicamente l’apparecchio durante una visita permette di verificarne l’utilizzo e confrontarne le letture con quelle dello studio.

Prima della misurazione

Nei 30 minuti precedenti evita fumo, bevande contenenti caffeina e attività fisica. Svuota la vescica e scegli un ambiente tranquillo.

Siediti e riposa per almeno cinque minuti, senza parlare o usare il telefono. Misurare la pressione subito dopo una camminata, una discussione o uno sforzo può restituire valori poco rappresentativi della pressione a riposo.

La posizione corretta

Appoggia la schiena allo schienale, tieni i piedi a terra e non incrociare le gambe.

Il braccio deve essere rilassato e sostenuto da un tavolo, con il bracciale all’altezza del cuore. Applicalo sulla pelle scoperta, seguendo le istruzioni dell’apparecchio: evita di misurare sopra i vestiti o di arrotolare una manica molto stretta.

Durante la lettura rimani fermo e non parlare.

Quante misurazioni fare?

Esegui due misurazioni a distanza di uno o due minuti e annota entrambe.

Quando il medico richiede un monitoraggio domiciliare, un protocollo frequentemente utilizzato prevede due letture al mattino e due alla sera, a orari simili, per almeno tre giorni e preferibilmente sette. Concorda la frequenza con il medico: non è necessario misurare continuamente la pressione durante la giornata.

Se assumi farmaci antipertensivi, concorda anche il momento delle letture rispetto alla terapia. Non ritardare, sospendere o modificare autonomamente i farmaci per effettuare una misurazione.

Tieni un diario

Registra data, ora, massima, minima e frequenza cardiaca. Segnala eventuali sintomi o circostanze particolari, come dolore, agitazione o attività fisica recente.

Riporta tutti i valori, senza scegliere soltanto quelli più bassi. Il diario aiuta il medico a valutare l’andamento complessivo.

Se trovi un valore alto

Una lettura superiore al solito può dipendere anche da condizioni momentanee o da una tecnica scorretta. Se stai bene, controlla la posizione, resta tranquillo e ripeti la misurazione.

Se la massima è pari o superiore a 180 mmHg oppure la minima a 120 mmHg, in assenza di sintomi ripeti dopo almeno un minuto. Se i valori restano così elevati, contatta subito un medico.

Se compaiono dolore toracico, difficoltà respiratoria, debolezza improvvisa, difficoltà a parlare o alterazioni della vista, chiama immediatamente il 112: non aspettare altre misurazioni. Questi sintomi richiedono attenzione urgente anche con valori inferiori.

Il consiglio del medico

Misurare correttamente è più utile che misurare spesso. Uno strumento affidabile, una posizione corretta e un diario ordinato rendono il controllo domiciliare un valido supporto alla visita.

Dr. Mario D’Asta
Medico chirurgo – Specialista in Igiene e Medicina Preventiva

Licenziato l’operaio inabile agli sforzi per il medico aziendale ma che in palestra fa il “culturista”

Licenziato l’operaio inabile agli sforzi per il medico aziendale ma che in palestra fa il “culturista”

L’azienda lo aveva adibito a mansioni poco gravose, in cui il peso da sollevare era di 4,5 chili, ma in palestra ne alzava fino a 80

Via libera al licenziamento dell’operaio che, nell’orario extralavorativo, fa il personal trainer e solleva pesi in palestra, fino a 80 chili, malgrado il medico della Asl lo avesse giudicato idoneo solo a sforzi leggeri. Un’indicazione della Commissione medica presa alla lettera dal datore di lavoro che aveva cambiato mansione al dipendente. In considerazione dei fenomeni degenerativi alla colonna cervicale i medici avevano, infatti, prescritto, il divieto di impiegarlo in attività che comportavano «l’esercizio di forze superiori al valore 2 della scala Borg». Da operaio specializzato «addetto al sequenziamento particolari montaggi» per Stellantis, il lavoratore era stato assegnato a mansioni meno gravose «sequenziamento di cristalli di peso compreso tra 3,10 e 4,5 chilogrammi».

LEGGI ARTICOLO COMPLETO